10
ottobre 2003

LA
GAZZETTA DI PARMA
"Alice nel Parco delle meraviglie"
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In
una favola, Alice si troverebbe nel paese delle meraviglie circondata
dall'entusiasmo.
Ma a volte le favole diventano realtà e così può capitare che
il paese delle meraviglie abbia le sembianze
del Teatro al Parco di Parma e che l'entusiasmo sia quello del
pubblico di mercoledì sera, stipato all'inverosimile nella sala
grande e anche nella piccola con lo schermo.
Alice è lì, pronta a ricambiare con le sue meraviglie, che nella
fattispecie sono le migliori canzoni di una lunga carriera, da
Il vento caldo dell'estate (1980) e Per Elisa (1981) agli inediti
di Viaggio in Italia,
l'album nei negozi da ieri. Il concerto rientra nella rassegna
di qualità
«Fa diesis minore - Le parole per la musica», ideata da Stefano
Storchi del Comune.
Elettronica e acustica si compenetrano (è proprio vero che gli
opposti si attraggono!), grazie anche ai bravi
Marco Guarnerio alle chitarre e alle tastiere e Michele Fedrigotti
al pianoforte e alle tastiere.
E Alice inizia il concerto proponendo cinque brani «d'autore»
di Viaggio in Italia e intraprendendo un percorso a ritroso che
la porta a eseguire nel finale i suoi pezzi più famosi, capolavori
scritti da (e in parte con) Franco Battiato.
L'aristocratica voce della cantante è stentorea, intensa, perfino
germanica nel suo rigore, ma cova sotto di sé anche le emozioni
o il senso di disperazione che non possono non scaturire dall'interpretazione
di una poesia di Pier Paolo Pasolini o di un brano di Léo Ferré.
Una voce che trova comunque la propria espressione massima a contatto
con lo stile compositivo di Battiato e il proprio partner ideale
nel pianoforte a coda, suonato a tratti dalla stessa Alice e quasi
sempre da Fedrigotti, musicista davvero straordinario nel suo
moderno classicismo.
Dal cd Viaggio in Italia, la cantante trae un'evocativa versione
di Un blasfemo di De André (dell'lp Non al denaro non all'amore
né al cielo, 1971), due poesie di Pasolini musicate da Mino Di
Martino (Febbraio sembra un lieder
e Al Principe è un chiaro esempio dell'interazione tra i freddi
loop delle tastiere e il calore della chitarra acustica),
l'attuale singolo La bellezza stravagante
(«Fossati aveva scritto questa canzone per il mio progetto - precisa
Alice - ma, date le lungaggini, l'ha realizzata prima lui») ed
E' stato molto bello, brano minimale di Battiato-Sgalambro uscito
su Gommalacca nel '98.
Con il suo recitar cantando, Alice si sofferma sulla dolorosa
nostalgia di Col tempo sai di Ferré, poi si dimostra valida autrice
nei suoi hit Dammi la mano amore, cullante, Il giorno dell'indipendenza
(Festival di Sanremo 2000),
troppo elettronico, e Il contatto, voce-piano in un mondo parallelo.
Meno noti Anin a gris, poesia friulana trasformata in ninnananna,
e Open your eyes, inciso con Skye dei Morcheeba nel '98 (dal cd
Exit) e gravido di cupa elettronica anni '80.
Infine, i vecchi frutti del binomio Alice-Battiato, esaltanti
(Chanson egocentrique e Per Elisa) e lirici (Prospettiva Nevski
e I treni di Tozeur).
Due i bis per il pubblico in delirio: Il vento caldo dell'estate
e, in omaggio alla relazione tra parola e musica su cui si fonda
la rassegna «Fa diesis minore», l'intensa poesia ebreo-tedesca
1943 musicata da Di Martino.
Fabrizio Marcheselli
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INTERVISTA
ad Alice di
Enrico Deregibus
"Alice che salì sulle spalle dei Giganti"
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Viaggio
in Italia è lo scavo rispettoso dell'interprete tra pagine meno
note della canzone d'autore, da Battisti
a De Andrè, De Gregori, Battiato, Fossati, Guccini, con qualche
sorpresa.
"Ci ho messo tre anni, ma la mia vita è piena di accidenti
e incidenti".
Non che conti dal punto di vista artistico, ma Alice è una bellissima
signora,
bella di una bellezza trattenuta che è poi la stessa sensazione
che si ha ascoltandola.
Ha una voce potentissima, che non dispiega mai del tutto, ed è
così anche per questo Viaggio in Italia in cui interpreta pagine
importanti ma a volte non conosciutissime della nostra canzone
d'autore.
Brani come Un blasfemo di De Andrè, Atlantide di De Gregori, Auschwitz
di Guccini, La bellezza stravagante e Lindbergh di Fossati, Cosa
succederà alla ragazza ed Ecco i negozi di Battisti-Panella, E'
stato molto bello e Come un sigillo di Battiato-Sgalambro.
A queste ha affiancato due poesie di Pasolini, musicate da Mino
Di Martino, e due brani pescati fuori dall'Italia: Golden Air,
di Syd Barrett (tratto da una poesia di James Joyce) e Highlands,
dei King Crimson.
Il progetto iniziale era diverso...
Sì, ha subito un'evoluzione, era stato pensato per dei concerti
teatrali in cui il valore delle parole era essenziale.
E tale è rimasto.
Prima però era un progetto internazionale, con il tempo è stato
deviato sulla nostra canzone d'autore, con qualche eccezione.
E' stata una scelta rigorosa, a parte Auschwitz, c'è stato il
piacere di riscoprire pagine meno conosciute. Di alcuni autori
sono stati inseriti due brani (Battisti e Battiato), mentre sarebbe
stato più logico inserire un brano per autore.
Ma anch'io ho le mie passioni! Ci ho messo tre anni per realizzare
questo album, ma la mia vita professionale è piena di accidenti
e incidenti.
Che obiettivo vi siete posti, con Francesco Messina (il produttore
dell'album, ndi)?
Abbiamo cercato la parola che esprimesse poesia, pur non essendo
poesia.
Penso a Il blasfemo di De Andrè, a Non insegnate ai bambini di
Gaber, ma poi anche a tutte le canzoni del disco. Come mai
non ha inserito i testi nel libretto, forse perché ritiene che
non vadano letti?
E' stato un fatto di praticità: tutti non ci stavano, e poi perché
sono d'accordo con De Gregori, i testi non vanno letti prima,
vanno ascoltati.
In questo disco lei torna a essere solo interprete. Cosa significa
essere 'solo interprete'?
E' essere un mezzo. Mi sono sempre sentita tale, sono nata così
e solo in un secondo momento sono diventata compositrice per necessità.
Il materiale a cui potevo accedere era davvero scarso.
Mi sono detta: peggio di così è difficile, io ci provo, al massimo
butto tutto nel cestino.
In realtà, ero anche cambiata, maturata. Comunque, non ho mai
cantato in un disco solo cose mie.
Io sono un'interprete, in questo caso al servizio di pagine profonde
della nostra poetica.
Ho cantato, tentando di cogliere l'essenza di queste composizioni
attraverso la mia sensibilità.
Una curiosità: che ricordo ha dei suoi primissimi 45 giri come
Carla Bissi, 'Il mio cuore se ne va' e 'La festa mia', usciti
più di trent'anni fa?
Devastante! Ti dico solo questo: ho smesso di cantare dopo quelle
canzoni.
Avevo poco più di 18 anni, i miei miti erano i cantautori.
La Carosello mi mandava delle cose da scegliere e io sceglievo
le meno peggio. Però poi ho smesso.
Ho iniziato a lavorare in uno studio di architettura e ho fatto
la disegnatrice per tre anni.
Dopo due anni mi chiamò Lucariello, che lavorava con i Pooh, per
propormi un nuovo progetto,
ma con un nuovo nome. Io ebbi delle grandi difficoltà ad accettare,
ma alla fine decisi di sì.
Lei vinse Sanremo nel 1981 con 'Per Elisa': Che ne pensa di
quanto sta succedendo al Festival?
Non mi interessa più di tanto. Quest'anno non ci vado di certo,
se non come ospite.
Ma la questione sinceramente non mi tocca più di tanto.
Enrico
Deregibus
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L'AVVENIRE
"Battisti, De André e Gaber sono più vivi che mai e io li
canto"
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Sarà anche un disco pop, ma già dal titolo, Viaggio in Italia
(che cita Goethe) vola alto.
È il nuovo lavoro di Alice. Dentro ci trovi due poesie di Pasolini,
Febbraio e Al Principe, messe in musica dal bravissimo Mino Di
Martino.
Un paio di brani di Battiato, Atlantide di De Gregori, Un blasfemo
di De André, Auschwitz di Guccini, due brani di Fossati e due
canzoni di Battisti del periodo con Panella, quello meno amato
e meno conosciuto.
Più un brano di Syd Barrett da Joyce e Islands dei King Crimson.
Tutte canzoni, non canzonette.
Alice, ma chi gliel'ha fatto fare di scegliersi brani così particolari?
«Se la strada non è in salita, non mi diverto». D'accordo, ma
di De Gregori, per esempio, poteva cantare «La donna cannone»
invece che «Atlantide».
«È vero. Ma io credo sia impossibile raggiungere un certo tipo
di perfezione. E siccome voglio valorizzare le cose e non rovinarle,
preferisco stare lontano da certe canzoni».
Lei fu lanciata da Battiato nell'80. Ora ha deciso di riprendere
due suoi brani, «Come un sigillo» e «È stato molto bello». È un'artista
molto grata o non riesce a liberarsene?
«Perché dovrei liberarmene? Franco è uno dei più grossi cantautori
che abbiamo. E per incanto scrive molte canzoni dove mi trovo
a mio agio».
E il doppio Battisti tratto da «Cosa succederà alla ragazza» l'ha
pensato per i cinque anni dalla sua morte?
«No. Questo progetto è nato nel Duemila. All'inizio doveva solo
sfociare in una tournée con canzoni internazionali, nate su testi
poetici o ispirate al lavoro di poeti.
Mentre selezionavamo il materiale, ci siamo trovati quasi per
caso a virare in direzione dell'Italia».
E verso il Battisti più ostico. «Non per me. Ho sempre pensato
che Lucio abbia scritto pagine straordinarie con Panella. Tanto
più che il tema principale di questo progetto è la parola».
La parola e la voce. Quando canta «Non insegnate ai bambini» di
Gaber fa venire i brividi.
«Conoscevo Giorgio e la sua morte mi ha commossa. Quando ho sentito
questa canzone postuma, mi è sembrata un raggio di luce. Ho deciso
di ricantarla per ringraziarlo di tutto quello che ha fatto».
Battisti, De André, Gaber... Che effetto le fa interpretare artisti
scomparsi da poco?
«È qualcosa di speciale. Me li fa sentire sempre vivi. Mi sono
avvicinata ai loro brani quasi con rispetto e venerazione. Volevo
coglierne il senso originario, cercando di ritrasmetterlo attraverso
la mia sensibilità».
Qual è la canzone che più le dispiace avere lasciato fuori dal
disco? «Sono due.
Il Sonetto 29 di Shakespeare e Col tempo di Leo Ferrè». Avremo
presto un «Viaggio in Italia 2»?
«Pensiamo all'uno. Il capitolo due non è nemmeno nei miei pensieri.
Ormai vivo alla giornata, visto che tutte le volte che ho ipotecato
il futuro mi sono ritrovata spiazzata».
Ma lei andrebbe in tv da Panariello a cantare brani così particolari?
«Perché no?
Tutto sommato sono canzoni, non arie d'opera». Sono canzoni, certo.
Ma diverse da quelle che si sentono alla radio o a Sanremo. A
proposito: lei canterebbe oggi l'equivalente di quella «Per Elisa»
con la quale stravinse il Festival nell'81?
«Nei concerti la vecchia Per Elisa la canto ancora. Ma non credo
che oggi inciderei una canzonetta, se è questo che vuole sapere.
Ho la fortuna di fare le cose in cui credo».
Di
Gigio Rancilio

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